Scopigno

All'attaccante che andava sempre a finire sulla pista d' atletica, tanto era lungo il suo slancio verso la porta, mise un cartello sulla linea di fondo: "Qui finisce il campo".



Manlio Scopigno (Paularo, 20 novembre 1925 - Rieti, 25 settembre 1993)
In mortem: Vittorio Zambardino (La Repubblica) - Bruno Bernardi (La Stampa)

Scopigno spiegava: "Naturalmente avevamo predisposto alcuni schemi, ci mancherebbe altro. Da Greatti a Nenè sulla destra, cross teso verso il centro dell'area. Ma vedi caso, la palla è troppo alta, sorvola la testa di Boninsegna, sarebbe irraggiungibile e sprecata se non fosse che Riva, spalle alla porta, decide di sfidare l'impossibile, tenta la rovesciata in volo, colpendo la palla em bicycleta a tre metri da terra e spedendola alla velocità di centodue chilometri all'ora all'incrocio dei pali. E allora ditemi voi: di chi è il merito, dello schema o dell'uomo?" 

Da Edmondo Berselli, Il più mancino dei tiri, p. 102.

Béla Guttmann

Un inquieto cittadino del mondo


Béla Guttmann (Budapest, 27 gennaio 1899 - Vienna, 28 agosto 1981)
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Un intellettuale che al calcio si appassionò nelle kaffeehaus viennesi degli anni '20, quando militava nella raffinata squadra ebraica dell'Hakoah. Ci tornerà da allenatore, iniziando una carriera che, per quattro decenni, lo vedrà insegnare il gioco su tutti i campi del mondo - compresa l'Italia. Vince, ma non tantissimo; molti, probabilmente, lo ricordano solo per una delle sue tante parentesi, quella aperta al Benfica, dove mise fine al monopolio madridista sulla Coppa dei campioni. Prima tuttavia - appena prima della guerra - aveva portato l'Ujpest a trionfare nella Mitropa Cup, la competizione per club più prestigiosa dell'epoca. E a Lisbona arrivò dopo un'altra parentesi: in Brasile, al San Paolo. E' qui che radicò al meglio le sue innovazioni, ponendo le basi di una rivoluzione tattica che portò la Seleçao a vincere finalmente il mondiale nel 1958. Forse non indifferente a pratiche 'vitaminiche', come tanti altri allenatori famosi quanto e più di lui, accompagnò la propria parabola discendente tra la Svizzera, la Grecia, l'Austria e ancora il Portogallo, nel decisivo passaggio tra i '60 e i '70.

Udo Lattek

"Qualsiasi sistema e approccio tattico dipende dalla prontezza dei calciatori.
Voglio giocatori maturi con cui interloquire. Li ho sempre preferiti a quelli che dicono sempre di sì. 
Dove ci sono frizioni c'è energia”.


Udo Lattek (Bosemb, 16 gennaio 1935 - Köln, 31 gennaio 2015)Wikipedia: it-en | Profili: Treccani - UEFAESPN | StatisticheGallery

Con il nostro amato Trap condivide il primato di aver vinto tutte e tre le coppe europee maggiori, ma è l'unico ad averlo fatto con tre club diversi: la Coppa dei Campioni col Bayern nel 1973-1974, la UEFA con il Borussia Mönchengladbach nel 1978-1979 e la Coppa delle Coppe con il Barcellona nel 1981-1982. Più 6 Bundesliga e svariate altre coppe nazionali. E' lui ad avere plasmato il grande XI vincente del Bayern degli anni 1970s.